mercoledì 19 novembre 2014

Mentre non ti aspetto.

Dall'alto di questo balcone, non facciamo congetture. Ci piace la pioggia. Andiamo di fretta, ma sembra un’eternità e non si schioda mai e non finisce mai. Al minimo sfioramento elettrico di falangi che ricordi ancora e che non tornerà. Ma che ricorderai. L’ombra dei passi e degli stivali, i tuoi, tra le pozzanghere di San Domenico. Che cosa succede tra i gioielli al sole, i dialoghi dei gabbiani, il tr@ns, e di due innamorati ritorni fuori paese, stranieri innamorati a Napoli, le storie delle statue ora sotto le lenzuola, coperte, o del viaggio in cima alla piazzetta Salazar, per canticchiare sulla salitina, finire in un vicolo cieco e sorridere, dietro front e ancora in marcia. Guarda queste mani e questo sole. Guarda questi occhi e questo silenzio. Come una bambina. Giochi. Non vuoi ripari. E il tac tac dei tacchi neri e pure di quelli marroni, guarda come scivolano fino alla metro. Ed ora è assurdo che tutto questo fran fran di parole e gesti sia ridotto al buongiorno e alla buonasera di cui non frega niente a nessuno. E che al primo drin di chiamata della normalità, subito scatti, pronta a contraddirmi/ti. Che mi riduco a schiacciare i tasti di un piccì e a scrivere su questo schifo di blog, perché non posso più azionare nulla, ed ho paura. Perché non tornerà la dolcezza, non tornerà il buio, se non strategico di altre vite, non torneranno le mani che fruttano piccole capellute nere. E tu lo sai? Tu lo sai. E io lo so? Sì, non lo so. Lo so. E salgo e scendo, guardo a mi affaccio, perché delle idee folli non mi resta che un lungo sospiro, scandito attraverso le ore. Tu che sei cresciuta tra i giardini di Villa Haas, dove da tempo si impone un gigante di pietra, minaccioso, scuro, rude...
e pensa che prima questo brutto ceffedificio era la casetta del mio liceo. Buffo. Ma ci credo, perché mi piacciono stè cose. E ora. Dal basso di questo balcone ogni tanto lancio un'occhiata allo sgabello nell'angolino e alle grate che gracchiavano strofinandosi sulle nostre schiene. Hai visto mai che il tempo passa e di cosa in cosa, di buongiorno in buongiorno tutto questo strofinare non ha che un solo nome...
Tutti i disegni, le immagini e gli scritti (eccetto alcuni indicati nelle tag) su questo blog sono di proprietà di Gianmarco De Chiara (2008-2015)