martedì 25 novembre 2014

Relazioni internazionali.

Non me ne frega che non si capisce niente di tutto questo. Ci sono cose che io non posso dire con queste stupide ginocchia e mani allacciate, l'una all'altra, come morbidi cretini, sfuggendo ai campanili tra gli abusivismi. Senza motivo. Io. Ci sono cose che non possono arrivare e allora le disperdo. Le metto qui o lì e impasto. Io. Che per un motivo "ideale" segno un confine che è un abisso adesso e lo mantengo col dito teso, magro e invincibile, di ossa crepate a colpi di fulmini, a fatica, per te...che sei un telefono occupato...

lunedì 24 novembre 2014

Sei l'amico di Raffo?


Non sono io la tua delusione, solo perché non ti do un bacio tutto e subito il giovedì.

Sei tu la mia più grande Delusione.

Che dici di essere il contrario di tutto.

E invece...

mercoledì 19 novembre 2014

Mentre non ti aspetto.

Dall'alto di questo balcone, non facciamo congetture. Ci piace la pioggia. Andiamo di fretta, ma sembra un’eternità e non si schioda mai e non finisce mai. Al minimo sfioramento elettrico di falangi che ricordi ancora e che non tornerà. Ma che ricorderai. L’ombra dei passi e degli stivali, i tuoi, tra le pozzanghere di San Domenico. Che cosa succede tra i gioielli al sole, i dialoghi dei gabbiani, il tr@ns, e di due innamorati ritorni fuori paese, stranieri innamorati a Napoli, le storie delle statue ora sotto le lenzuola, coperte, o del viaggio in cima alla piazzetta Salazar, per canticchiare sulla salitina, finire in un vicolo cieco e sorridere, dietro front e ancora in marcia. Guarda queste mani e questo sole. Guarda questi occhi e questo silenzio. Come una bambina. Giochi. Non vuoi ripari. E il tac tac dei tacchi neri e pure di quelli marroni, guarda come scivolano fino alla metro. Ed ora è assurdo che tutto questo fran fran di parole e gesti sia ridotto al buongiorno e alla buonasera di cui non frega niente a nessuno. E che al primo drin di chiamata della normalità, subito scatti, pronta a contraddirmi/ti. Che mi riduco a schiacciare i tasti di un piccì e a scrivere su questo schifo di blog, perché non posso più azionare nulla, ed ho paura. Perché non tornerà la dolcezza, non tornerà il buio, se non strategico di altre vite, non torneranno le mani che fruttano piccole capellute nere. E tu lo sai? Tu lo sai. E io lo so? Sì, non lo so. Lo so. E salgo e scendo, guardo a mi affaccio, perché delle idee folli non mi resta che un lungo sospiro, scandito attraverso le ore. Tu che sei cresciuta tra i giardini di Villa Haas, dove da tempo si impone un gigante di pietra, minaccioso, scuro, rude...
e pensa che prima questo brutto ceffedificio era la casetta del mio liceo. Buffo. Ma ci credo, perché mi piacciono stè cose. E ora. Dal basso di questo balcone ogni tanto lancio un'occhiata allo sgabello nell'angolino e alle grate che gracchiavano strofinandosi sulle nostre schiene. Hai visto mai che il tempo passa e di cosa in cosa, di buongiorno in buongiorno tutto questo strofinare non ha che un solo nome...

domenica 9 novembre 2014

Cosa ti cade sulle mani.

Pensaci.

Lo sto già facendo.

E il silenzio silenzioso. Egoista che hai per me. Salutandoci per la seconda volta, senza rispettare il copione. In modo che questa nostra sospensione possa avere il sapore del trapezista. E intanto tu ti giri. Ti sposti. Ti trasformi. Non mi riserva niente tutto questo. Niente. Che quando guardo questa luna perpendicolare, appena visibile tra grossi cani neri, penso "Dove sei?" e guardo a dritta e c'è un castello che si erge sul tappeto di case del centro storico. Dalla mia posizione amicale si ha un'ottima vista. Che forse se potessi svolazzare mi piacerebbe venirti a cercare, alle pendici del castello, scoprendo ((silenzioso)) le tue illimitate attività notturne, dalle molte maschere e in compagnia delle molte comparse. Vederti sorridere alle insegne luminose che guarderai per sempre, perché un cuore tu ce l'hai. (??). Sì, forse sì, ni, forse no.

Guarda! Guarda il mio fondo di caffé!
Arriverà un amico, da lontano, e io dovrò averne paura...

Mentre l'aria della casa, con i blob blob dei pesciolini e il whooom del ventilatore non ha pace, non dà tregua, ma incalza e ci riscalda...

Pensaci. Promettimi che ci pensi.

Lo sto già facendo.

E il silenzio silenzioso, immaturo, che ti cade sulle mani,
ogni mattina, quando ti svegli e non hai gli occhi spiegazzati...



Tutti i disegni, le immagini e gli scritti (eccetto alcuni indicati nelle tag) su questo blog sono di proprietà di Gianmarco De Chiara (2008-2015)