martedì 17 dicembre 2013

15.39

"...i miei occhiali ti piacciono e ti piace anche il fatto che ho smesso di non parlare. Adesso, spesso, parlo anche troppo; e spesso mi hai detto che non ti piace."


domenica 10 novembre 2013

Rompetemi i denti.

Sai, certe volte vorrei piangere, ma qualche aria di giacche avariate mi blocca. Le mosse sceme dei pagliacci gravitanti nello spazio dei miei stivali restano senza verbo. Nel mio mare di cose ogni tanto vorrei avere il tempo di respirare, stendermi sul letto e pensare, ma mi sono detto no. Tante volte. Tante volte mi sono imposto di non pensarci. Non adesso. Non ancora. 

"E ora vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai ogni volta che penso a lei, e immagino mi parli, ha il volto fisso e idiota della sua foto 30x40 che ho appeso ai piedi del mio letto..."


sabato 12 ottobre 2013

Adesso che sei due stivali.

Adesso che sono così disarmato. Ho tanto tempo per voltarmi. No, non ne ho di tempo! Non faccio che andare avanti e correre e fare, saltare, ridere, scherzare, ma non ho più quel sorriso scemo di un tempo. E' sempre una lotta, una sottile sfumatura di acido che si impossessa di me, a poco a poco. E non ci sarà mai più un Orfeo, perché non voglio cambiare la vita a nessuno. Voglio soltanto essere letto, fare piacere, ma non essere un'influenza repentina che ti catapulta su complimenti ipocriti e infiniti. Ho le tasche piene di tabacco, anche di quello che le persone mi regalano; mi regalano il fumo, mi regalano la morte e questi miei piccoli polmoni cominciano a cedere, quando trito e ritrito e fumo e strafumo che sembro una macchina industriale. Mi si squarcia il petto, se solo provo a respirare un pò di più. Se solo provo a concedermi una boccata d'aria dal marasma di ottobre, da cui non ne uscirò velocemente. Di baffo mi resta la delicata e seconda partenza e la speranza senza garanzie del suo non ritorno. Lei invece è uscita in punta di piedi, ma nel baccano dei cristalli mi ha svegliato bruscamente. Ricadono su di me sensazioni di pietre spaccate, strisciare al sole con le mani in tasca. Ma adesso che sono due stivali texani nuovi nuovi, posso camminare senza sosta ed esplodere dovunque in nuove stanze...


domenica 22 settembre 2013

Kermit.

Non è mai stata tua questa marcia. Tu hai sempre avuto quella forza delicata della scia che sa volare e sa difendere. Tu hai sempre proteso le tue braccia alle bocche di leone e ai cartoncini colorati. E ora che hanno provato ad ammaccarti io ti dico: non frenare. Perché con tutte le mie mancanze, sono qui a stendere le pennellate del tempo per vederti sorridere di arcobaleni ed esplosioni al limone col sapore del sole. Non è mai stata tua questa marcia e se non mi spieghi il codice, come posso salire sulla tua altalena e magari, fermarla per placare il capogiro che ti assilla; se io non sono nessuno e mi scagli ai margini delle scogliere, dove non posso guardarti, dove non vuoi che ti guardi. Perché la mia declinazione è essere il tuo rifugio di rametti e vederti gioire, rattlellare, costrimpare, con nuove parole e nuove fotocopie. Raccolgo pezzi vari e notizie metropolitane in un pulviscolo di palme rinsecchite e finestre in varie modalità...la sabbia portata dal vento che punteggia e scandisce i passettini che realizzi tra un gradino e l'altro, li vedo come fantasmi, li avverto e in lontananza un'eco di risate. Mi hai mostrato capelli mai visti in un giorno di bestie di pioggia, in un rossore invernale che quasi squarciava. Con le mani nelle dimensioni della tempera mi accorgo che parlo meglio adesso, sperando che il messaggio sia arrivato chiaro e blu. Perché lo so che non ci credi che si ferma tutto qui, così, perché tu sei per il sempre e per il mai, sei i denti di perla che uccidono la solitudine degli altri, sei per la voglia profumata degli Aquàttro e non appartieni a nulla, forse a te stessa, ma non ai fantasmi che ci fanno ancora male. Spegni la fiammella e raddrizza la strada.



Daisuke Igarashi



sabato 31 agosto 2013

Il dolore.

Non sarà mai tardi per fidarsi di nuovo.
Non sarà mai tardi per chiedersi scusa.
Non sarà mai tardi per essere insieme più forti.
Non sarà mai tardi per tornare.
Non sarà mai tardi per dirti
correttamente:

bonne nuit.

venerdì 30 agosto 2013

Caramella?

Dimmi dove mangerai domani.

E cosa aspetterò nei tramonti di sete,
dietro gli occhiali.

Non ho la forza per tutte queste cose,
non l'ho mai avuta.

Vorrei poterti ricamare i ricordi nei capelli,
scioglierli per poi pettinarli ancora.

Nel loro colore, il più blu che io abbia mai visto.
Non rendermi vulnerabile alle nuvole,
nè tantomeno a me stesso.

Scivolerò in blocchi di lettere e fiumi di connessioni,
aspettandoti,
forse venendo meno.

Sarò uno che non obbedisce,
ma lo farò solo per pagare altri due caffè,
i più belli di sempre che ancora verranno e sono lì,
sul calendario di domani.

Perchè tu sei la tigre che corre
e che ruggisce forte
che non si volta indietro,
ma forse ha ancora sete...

Perchè tu sai negare,
imparerai a nuotare
e esplodere negli occhi
come i fuochi che brillano
e che vorrei vedere.

Scemo io. Pazzo. Esplosivo.
Dinamitardo delle tue mani
che non potendo scriverti
mi premo sugli schermi bianchi
trasformando le mie lacrime
in tanti errori grammaticali.


martedì 30 luglio 2013

Il M@r che è dentro te.


Che fatica essere qualcosa di speciale. Fissarti gli occhi e scorgere quel qualcosa di speciale, di luminoso e forte che conservo gelosamente, ogni volta, in un forziere piccino tra le mani affusolate. Le mani. Che quando le guardo penso che le vorrei indietro e bagnarle nuovamente, profumarle. Che fatica essere un imbecille, uno scemo, un cretino, esposto ogni giorno alle intemperie e alle idiozie degli altri, vuoti, VUOTI, fixing hole, barbuti figli di papà che fanno i pezzenti rock, ma non sanno fare proprio nulla. Sanno solo dare erba e cazzo alle loro ragazze, riempirle di puttanate e libri ben letti. Ma che fatica starti dietro, proprio ora che mi guardi e non ci sono o forse non mi guardi, ma ci sono, come sempre, per te. Che bello faticare...Che bello aspettare quei treni infiniti che si dilungano dolcemente su aliti di mare, regalandoti a me. Che fatica sperare che dalla tua bocca esca una promessa dorata per stendere nuovi fogli e ricominciare a disegnare. Io aspetto...



domenica 28 luglio 2013

Parvum parva decent


Non regalarmi nessuna radio e staccami il telefono non ascoltare nemmeno la mia
SegreTerIA TeleFoniCMa
non assaporare le mie mani polverose lacerami l'aponeurosi
e dì a tutti che non ci sono galli
galli neri
a cantare dagli angoli dei terrazzi

Spaccami la radio, fammi un favore
FM AM
richiama i miei lombrichi disegnando un cerchio di fuoco nell'aria e mostrami alla terra umida come un trofeo Ricorda a tutti senza ricordare a nessuno
Sotto le unghie prova a trattenere la risata che esplode 

nel vedermi rotolare....



lunedì 22 luglio 2013

Le feste comandate.

Ci separano ancora una volta. Come quasi ogni anno. Tra la gente che non capisce un cazzo e vive ignara, immaginando, senza sapere. Ma a noi che ce ne frega. Mixeliamo di granite i ricordi che senza fatica ci saltano attorno. Ho un segreto in mezzo ai denti, anzi no, sotto la lingua, anzi no, dietro gli occhiali; toglimeli, così lo vedrai saltare fuori. Toglimi questi maledetti occhiali. E l'anno prossimo non ci saranno feste comandate a separarci. Trionferemo così sotto i nostri archi, sui nostri ponti nel nulla e coi nostri cappotti profumati sapremo ancora essere consonanti...


° puff °

lunedì 17 giugno 2013

Nel mio mondo.

Mi sono svegliato e ho ricordato tutto. Di botto. Le cose si sono piegate, accartocciate e non riesco a gestirle. E non dire che è troppo tardi, perchè è contro la tua morale. Tutti i fogli promessi restano in una valigia screanzata dimenticate o che hai voluto dimenticare. Camminando delineo pensieri strani e studio i ciuffi d'erba. L'aria è malsana. Non aspetto nessuno. Riguardo in alto, dove ti ho rivisto, ma non c'è nessuno stavolta. Aspetto ancora e sempre te, come un coglione. Mi restano i dischi che mi dici di ascoltare per capire, le storie che non hai mai voluto prendere e le spalle al muro di una scelta obbligata con la faccia di merda delle persone che si sono defilate. Balliamo nuove danze, perchè non mi dai questa possibilità. Tracciamo nuove nuvole, dai mettiamoci sereni con le matite in mano a guardare il sole. E non ci frughiamo nelle tasche, senza farci scivolare la mani dolci. Saltellare su una via battuta dal sole in una domenica di giugno.



domenica 19 maggio 2013

Col musino sulla pancia.

Non ti preoccupare, non esiste. Non esisti. Le notti passate a lanciare gli occhi tra i tavoli e ad inseguire sagome di fumo. Non ho mani nelle tasche. Resto solo con la mano sul microfono e i demoni che si arrampicano sulle schiene dei presenti. C'è puzza di chiuso, c'è puzza di fermo. E le ultime parole che mi regali sono frasi continue che scrivi alla persona di prima e anche a quella con cui parlerai dopo. Le nostre domande che spaccano i noccioli, però poi non ho il diritto di dire che cosa vorrei fare per sorridere un pò. Quanto è morbido questo cuscino. Ora. Che mi fanno male le ossa.
 
 

domenica 5 maggio 2013

Polipolipolipo.

Non resta che un fiiiiiiiiiiiiiiiilo.

Nessuno sta più a guardare, se non per parlare, restando dietro ai muri. E io su pareti colossali di cose da fare, cose da distruggere, mi ritrovo senza amaca. Non ho un posto dove dormire e non è solo colpa mia. Ho tanti treni impazziti che sfrecciano, ma non per me, solo ritorno, ma non per me. Ho amici turisti e specialisti di dolore, consigli sulla pelle animale e tante radio in scatola.


Che proprio vorrei camminare, senza fermarmi.

                                                                      O vorrei scavare...

                                                                                               ancora....


 

giovedì 4 aprile 2013

Arcobaleni lunghissmi.

Sì, sono tornato. Mi rendo conto di mancare da quasi un anno, me ne frega poco. Fuori sono cambiate tante cose. Mi rivolgerò esattamente a te. Quando una volta mi salutavi al bivio, di solito il sabato, ma poi il bivio ha smesso di essere bivio. Ora cosa percorre le mie lenti sporche e cosa le calpesta? Niente. Ho ripreso ad osservare le cose e a sistemare il mio mondo, e tu? Quando tutte quelle amicizie fantasma che (ci) cigolavano attorno, come spettri malati, le odiavi e le condannavi e adesso ci danzi, come solitaria scintilla. Sei nera, più scura, di colpo illuminata, ma poi ti ritrovo ancora più scura e non so che deludere le mie gengive doloranti, fracassare le mie nocche, spezzare le mie matite, deviare la mia tristezza che generi. Sì, la generi. Il pensiero è vuoto dolore di insalata, faccia/e sceme che sgusciano con una pacca di spalla, mentre pensavi tra buste e oggettini che io mi vendessi per poco, ma cercami e vedrai, sono solo col vento, le colonne, l'erba, l'aria, le mani, le mie mani, il mio libro da due euro, le mie spalle inesistenti e la mia irrefrenabile voglia di vivere. E tu? Sei forse scivolata nel fiume?

Tutti i disegni, le immagini e gli scritti (eccetto alcuni indicati nelle tag) su questo blog sono di proprietà di Gianmarco De Chiara (2008-2015)