lunedì 21 marzo 2011

Verde L.

di Lorenza Carannante

Napoli sembra minuscola sotto i nostri piedi intrecciati, le scale indefinite ed infinite le facciamo in due passi di corsa, a stento riusciamo a distinguere i passanti che alla fine sono tutti uguali e sbadigliamo dei nostri discorsi non per noia, ma per felicità. Nella nostra complicità piccola non per grandezza, ma per tenerezza dei giorni, ci dividiamo anche le sigarette, i calzini, i sogni, le ore, sperando che qualcosa cambi almeno alla cumana guasta ed alla strada rotta, che ci separa in questa città che sembra minuscola sotto i nostri piedi intrecciati. Mi si sbriciolano i ricordi sotto le dita fredde a contatto con la coperta. C’è qualcosa in questa stanza che mi trattiene sempre a sé, come un sogno mentre piove. Sarà che in questo letto ci hai dormito tu. Sarà. Non riesco più ad alzarmi. Abbiamo ballato incoscienti e leggeri sui pavimenti, tracciando angoli di vita e mappe d’amore, leccando ogni simbolo e facendo del dolore solo un vecchio fiammifero spento. È buio, è ancora e forse sarà sempre buio il senso di noi due infelici, a gridare forte senza guardare più il cielo. Insegui ed afferri domande come fossero farfalle, liberandole poi, dando loro il giusto peso. Le risposte bastano ancora poco; per il resto ti sazi con gli occhi. Cos’è che sei? Il gusto di qualcosa d’indefinibile che sa di mela, il senso di una margherita in un libro vecchio. Un cassetto di segreti e pensieri, una ciocca di capelli in un fermaglio rosso, due occhi in continuo movimento. Ti vedo dietro le mie palpebre appoggiato ad un lampione notturno sbuffando un po’ di fumo. Le tue radici in viaggio sono salde negli stivali da sceriffo ed i pensieri sono trattenuti da un paio d’occhiali; al collo la sciarpa di tua madre: mi chiedi se sono felice. Ti sposti lo stesso ciuffo di capelli neri dagli occhi di passaggio con le dita che sembrano tracciare un’onda buona sulla tua fronte di cielo; io forse ti sorrido, chissà.

Hai un nastro di fumo che ti balla tra le dita come impazzito, e questa notte è tutta così magica. Ti sei stiracchiato un po’, sbadigliando fogli e parole; hai percepito in me un sogno ricorrente ed io lo stesso, tanto che il tanto adesso non ci basta. Le nostre risate si rincorrono lungo Santa Chiara e sull’autostrada dei nostri progetti marini che abbracci come un fratello maggiore. Sei nella mia stanza accoccolato sul mio collo che faresti invidia a quel nastro di fumo: ti respiro e mi scoppia il cuore.

http://www.andfinallyirippedmypants.blogspot.com/2011/03/rosso-g.html

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