venerdì 18 marzo 2011

Lettera ad una amica.

Sei lontana ora. Mi ricordo il tuo odore prima di andare a dormire e le nuvole graffiate via dal cielo da un vento fortissimo. Era giugno, forse, e avevo lasciato dell'inchiostro su un mobiletto. Avevo paura della tua cucina e di quelle pentole appese come conigli. Mi agitavo per la casa, mentre tu dormivi già e con te mezza città. Mi agitavo per la casa e volevo essere più alto. Di tanto in tanto mi affacciavo sulla strada (a torso nudo) e respiravo quell'aria calda e le mille avventure che sarebbero arrivate. Dov'ero? Dove erano le mie scarpe? Dove erano le mie avventure future? I tuoi contorni speciali e i tuoi libri sparsi senza un disordine preciso: teatro, politica, fumetti d'autore, romanzi, saggi, cucina. Riesco ancora a vedere le ombre squadrate nella tua camera da letto e una teca con delle pipe, tutte lucenti. Era quasi mezzanotte e la pila di piatti sporchi nel lavandino non era stata lavata. Lo feci io. Così lavai i piatti, ridendo; a giugno, forse.


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