mercoledì 16 febbraio 2011

Appunti e storiella di un medico e di un parto.

Pronto come un canguro mi guardo i marsupi e sono più che contento di essere a questo mondo. Di esserci tornato, anni fa, dopo un breve periodo di assenza e di averla scampata. Ci sono cose che l'uomo pensa e che non dice mai, così tante cose che potrebbe dire e invece articola il suo cervello sempre su quelle quattro, per quanto dirompenti possano essere o non dirompenti. Non mi dilungo, mi diluisco. Sono un liquido e sono un solido. Sono il solito e non sono mai io. Sono io, senza essere io. Non mi sta bene niente. Come se dicessi sempre pappagalli. P A PP A G A LL I.


Dopo il parto, il dottor Hinkfuss prese la mano della dottoressa Kareinghaal e le sfilò il guanto duro/morbido in lattice e poi le disse: "Cazzo, che parto!". Lei annuì, come un idiota, come solo una troia che vive bene sette giorni sù sette può fare. A quel dondolante sì sì di capoccia, il dottor Hinkfuss prese a sillabare nomi di attrezzi erotici e la spinse nell'ascensore, per provare più e più volte il sacro e il profano. La galleria era solinga e l'aere un pò tiepido. Hinkfuss rise della sua presenza nell'albo dei grandi dottori e continuò a riprodursi fino alla fine dei giorni.


(sfil il guànt)

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