venerdì 17 dicembre 2010

1.03 del 17 Dicembre 2010

Il letto sfatto. Il gatto sul letto sfatto. Quel caffè che non è mai pronto e l'aria stanca di chi sta per risalire. I fornelli accesi, gli insulti all'insalata, le colonne barocche, i falsi poeti, i frantoi e le nostre idee. Formalismo, qualunquismo, regionalismo e felpe fucsia. Alle mie prossime dieci estati da malato terminale e alle mie prime cento ore di volo, come un bambino, che so essere, scemo, creativo, etc. (un cretino).
Un mio amico ha male alle ali. Quanto scrivi, quanto parli. Quanto parli, quanto scrivi. Scrivi. Parli. Ecco questo è uno di quei momenti in cui ti rendi conto solo dopo che qualcosa ti ha colpito, non sai cosa di preciso di quello che hai letto, ma qualcosa ti ha colpito. A me poi non piace fare i soliti discorsi così, bli e bla per animare populismi. Mi piace far fluire le cazzate della testa, serie, divertenti, volgari, scrivi. Ho imparato da un abruzzese a sputare gli occhi sulle mani e le parole negli occhi che cadranno nelle mani. Trasmissioni di poco conto, gelati fino alla noia, stufe accese, mal di testa, uscita sotto zero, capelli che non si stanno in riga, peggio di me, gli stivali decorati e la voglia di raccontare qualcosa.

La notte è lunga...mi sa che vado a cominciare la settima puntata di Orfeo.

Tutti i disegni, le immagini e gli scritti (eccetto alcuni indicati nelle tag) su questo blog sono di proprietà di Gianmarco De Chiara (2008-2015)