giovedì 7 maggio 2015

Col rubino sulla fronte.

E ma meglio di così? Qualcuno mi dice. E infatti è proprio così. Sì? Mi fa, ancora. Così e così. Rispondo io. Solo di tanto in tanto ho dei cali di pressione, dei ritorni di esplosione. Se mi sforzo di non esserci e sparire, il destino (o chi per lui) poi che fa? Fa in modo che tu compari ad orari assurdi o comunque coincidenze lui le crea. Che casino, che caciara. Un po' ci scherzo. Ma se ti guardo di sfuggita, un po' distratto, mi sembra che tu stia diventando me: con quegli occhialli sempre indosso, le gambe stese, un po' in disparte. Dammi soddisfazione. Non fa niente tutto questo. 

E tu dicevi: "Se si va da una persona desiderata, 20 minuti si percorrono in 10" Ma è passatto tutto quanto. Quella smania d'incontrarsi e in 10 passi di distanza, così incredibilmente prossimi, noi siamo 20 anni distanti. Col silenzio che io odio e che non avrei mai voluto crescesse tra me e te. Andrai lontano, prima o poi, questo so e una notte, come un lampo, mi scriverai dal letto di un tuo amante straniero, come quella storia che inventammo all'angolo di una tua casa d'infanzia c:

sabato 28 marzo 2015

lunedì 9 marzo 2015

Piazzetta (in) Fuga.

Il silenzio delle cose che raccolgo. Avere la certezza di un tuo sì e sapere che le stai seguendo. Ho buttato gli accendini, sai, quei clipper che si rompono sempre. Che silenzio che riscalda queste ossa rockabilly...

Mi tuffo, che fa bene.



  

lunedì 23 febbraio 2015

Un rifiuto e un desiderio.

E' solo qualcuno che ti assomiglia. Sotto la luce. Non così vicino da diventare una vibrazione per il mio corpicino di ossa a stantuffo. Rifiuto tutta questa idiozia, questa "leggerezza del tuo essere" declinata con le banalità delle banane banaline, quelle piccole al cioccolato. Desidero. Mi spiace solo di questo. Desidero! Cosa? Che avrei voluto condividere questo tesoro con te. Davvero, tra tutti, più di tutti avrei voluto con te. Tutto questo che ora mi cade addosso e mi fa tremare come una fogliolina in cima alle scale. Eri la prima a custodire questo segreto e ne hai fatto uno scontrino da conservare in una scatola di chissà che materiale che aprirai solo per sorridere. Mi pare davvero di buttare i vetri nel camino...


martedì 3 febbraio 2015

Perché Gianmarco De Chiara si ferma a sorridere?

 Forse è pazzo. Forse no. Forse è solo normale che sia così. Che tutto segua una qualche specie di strada, una fatalità. Perché è ancora come se ci conoscessimo da tempo. E non c'è filtro, non c'è indifferenza che regga contro tutto questo. E me ne sono accorto. Che diamine di modalità scema è questa per far esistere qualcosa nel suo non esistere. Non finirà così. Non può. Raccolgo tutte le mie cose, proprio ora, che sto per partire e chissà con che faccia tornerò, con che matite, con quante righe scritte ancora pronte per essere lette.Tutto questo ha più di un valore per me, anche se tu non dovessi capirlo mai. Se continuassi a pensare male di me, che sono solo scemo e ostinato. Non è questo. Come un demonio raccolgo tutto quello che posso, mi faccio male e mi faccio del bene. Saluto sempre questa casa dove hai vissuto ad angolo sopra un tabaccaio e una pizzeria, e poi mi alzo sempre gli occhiali, guardando in alto, a quei balconi (sempre ad angolo) appena iniziata Via Toledo. Ormai è un gesto automatico e non ne vado fiero, ma in compenso mi gratta appena i denti e mi riporta sull'asfalto. Questo freddo. Questa grandine. Silenzio, per favore. Non ditemi niente, non ditemi più niente. Che solo insiste quel giramento di testa, come se ti sorridessi ancora una prima volta. E questi due secondi rubati alla vita sembrano durare davvero un'infinità di ore. Vediamo di cosa verremo a capo, una volta sistemati questi squarci di cosette. Adesso posso andare. Un anello, due anelli, tre anelli...ecco la cravatta, le mani sono pulite, la barba è fatta, i denti sono ruvidi, ma forti. S'illumina tutta la piazza, di botto, con la luce di un lampo portata stadio, vedo tutto in un colpo solo. Ripenso che è buffo, quando facevi Clint Eastwood. 



domenica 18 gennaio 2015

You're welcome.

No. Non me ne frega niente. Levatevi dalle palle. Dove cazzo sei? Dove cazzo sei finita? Sai che non ho affatto voglia di tutto questo. Mi chiedo se ci sei, se ci stai nel vedere tutto questo. Perché quando cammino non so che cosa faccio e le cose assenti diventano colori e lo diventeranno. Questa strada lunga, lo stivale che mi parla e le cose al loro posto, che non sono al loro posto. Come una bambina che voglio proteggere, ti cullo. E lo so che te ne frega. E lo so che non ti importa. Ma invece ti importa. E ti deve importare. Non ti annoiare. Non mi recriminare niente che abbia il sapore dell'identico, perché qui tutto è diverso, persino la polvere è rimasta la stessa. I capelli non si allontanano mai un secondo e ti aspettano. E lo voglio dire. TI ASPETTANO. Che non sono uguali a niente. Che non siamo uguale a niente. Resto ancora così e detto alle mie inquietudini il sapore di una ricerca, disattenzione, per gli altri, spettatori di qualcosa che non colgono. Non voglio che sappiano. Ma tu che cazzo stai facendo? Dove cazzo sei finita? Mi faccio a pezzi di comparse di gente che mi studia da lontano, che mi parla alle spalle, che crede di sapere di me, delle cose, ma tu forse sapevi. Lo sai, mi chiedono il perché e i percome, ma non ho le soluzioni, se non la tua statua di respiri al buio, dove ti ho conosciuta meglio. Non ho parole. Non voglio tutto questo. Davvero io non lo vorrei. Eppure... Mi sento di dire solo a te tutte stè cose, che altro vorrei dirti e guardarti, senza quegli stronzi che hai attorno, quelle comparse di cui non hai bisogno, quelle voci da stadio che "stuolano" la vita. Ne hai bisogno? E basta! Lo sai meglio di me. Perché io ne avrò ancora per molto e ormai delle cose maledico me stesso. Nessuno vuole e io non voglio essere diverso da così, per ora. E al diavolo tutte le belle apparenze. Mi interessa solo di te. Senza cazzi e senza ma. Non voglio niente in cambio. Dimmi solo che lo sai. Dimmi solo che lo sai. Lo sai? Io sono quel brivido di rabbia che nasce ogni volta che sfioro le mura del tuo angolo di stanza, dal basso del marciapiede. Sono questa gabbia dorata che mi sono costruito e continua ad essere tutto nuovo per me. Ma tu non sai, o forse sì, quanto vorrei parlarti...che quasi non respiro più quando cammino.



Tutti i disegni, le immagini e gli scritti (eccetto alcuni indicati nelle tag) su questo blog sono di proprietà di Gianmarco De Chiara (2008-2015)